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TEATRO DIANA Via Luca Giordano 64/72 - Napoli Tel. 0815567527 - 0815784878 |
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Da
mercoledì 1 febbraio ore 21.00
Gli Ipocriti
presenta
FRANCESCA INAUDI
e LORENZO LAVIA
in
COLAZIONE DA TIFFANY
tratto dal
romanzo di TRUMAN CAPOTE
adattamento
teatrale SAMUEL ADAMSON –
traduzione
FABRIZIA POMPILIO
con
MAURO MARINO -
FLAVIO BONACCI
ANNA ZAPPAROLI -
VINCENZO FERRERA
GIULIO FEDERICO
JANNI - CRISTINA MACCÀ
IPPOLITA BALDINI -
RICCARDO FLORIS
PIETRO MASOTTI
scene
GIANNI CARLUCCIO
costumi
ALESSANDRO LAI
regia
PIERO MACCARINELLI
Da mercoledì 1 febbraio debutta al Teatro Diana l’attesissima commedia “Colazione da Tiffany” che vede come protagonisti Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia . La versione teatrale è tratta dall’indimenticabile film di Blake Edwards che ebbe come indimenticabili protagonisti Audrey Hepburn e George Peppard: il testo, a sua volta, fu adattato per il teatro da Samuel Adamson da un breve romanzo gioiello di Truman Capote. La regia di questa versione italiana è di Piero Maccarinelli. Chi non ricorda Holly, una cover girl americana arrivata a New York un po’ lolita cresciuta, un po’ traviata. Tutti sono un po’ innamorati di lei, che sembra attraversare la vita in punta di piedi: il suo passato, il primo marito, la sua attività di prostituta, le sue feste sgangherate... ma Holly ha una grazia innata e per tutti “è in transito”. Nessuno la può fermare, catturare o dire che appartenga a lui…fino a quando… TRUMAN CAPOTE E LILLI MAE La madre di Truman, Nina Capote, detta Lilli Mae, aveva preso l’abitudine di lasciarlo solo per passare lunghi periodi a New York. Forse Nina è la prima ispiratrice della figura di Holly Golightly-Lulamae Barnes. Anche Nina come Holly si sposa in giovanissima età, lascia il marito, si ribella alle convenzioni ed al rigido moralismo americano degli anni ‘30 - ’40; anche Holly, come Nina, attraversa la vita in punta di piedi spargendo sugli altri leggerezza e buon umore, anche lei ha un’ebbrezza che ha sempre l’amaro retrogusto di una insondabile malinconia. Anche Nina come Holly frequenta amici ricchi e fatui, personaggi di un mondo ingenuamente alla ricerca della felicità esteriore… Deve esserci questo alla base della scrittura secca, brillante e frizzante ma nello stesso tempo dura di Colazione da Tiffany. Il titolo stesso, del resto, ha un’origine brillante e trasgressiva; si racconta che nasca da un aneddoto raccontato all’autore da un suo amico: durante la seconda guerra mondiale un uomo di mezza età passa una notte con un marine. La domenica, per sdebitarsi, lo invita per un buon breakfast ed il giovane che ha sentito dire che Tiffany è un luogo molto elegante e ignora che si tratti di una gioielleria, chiede di essere portato a colazione da Tiffany. Basterebbero già queste cose per vedere come questo adattamento del celebre romanzo breve si avvicini alla scrittura di Capote più del film che, genialmente diretto da Blake Edwards e interpretato dal mito Audrey Hepburn, ne ha costruito la fama mondiale. Il nostro spettacolo ha voluto ispirarsi al mondo di Capote, alla sua biografia e, cercando di mantenere la brillante leggerezza e la spleenetica malinconia, raccontare attraverso William/Truman e Holly/Lulamae la vera storia di Colazione da Tiffany. Holly non conosce quello che ama se non quando lo ha buttato via ma è lei che consente a William di diventare Truman, che gli insegna la leggerezza e l’accettazione degli altri e di sé che gli consiglia cosa scrivere e perché, ma senza nessun moralismo, senza pesantezza… Holly scambierebbe William solo per Greta Garbo. “Se lei mi chiedesse di sposarla lo farei… l’amore dovrebbe sempre essere permesso … non importa di chi con chi...”dice ad un certo punto Holly e noi siamo totalmente d’accordo con lei. Colazione da Tiffany: la trama Si racconta la storia di Holly; chi la racconta è William Parson, scrittore giovane che arriva dall’Alabama a New York, forse un alter ego di Truman Capote. Siamo nel 1957 e lo scrittore incontra Joe Bell, il barista che, segretamente innamorato di Holly, lo invita a ripercorrere la sua storia e a rivedere il suo vecchio appartamento nell’East Side… William/Fred ritorna e ricorda tutto del 1943, l’anno in cui ha conosciuto per la prima volta Holly. Holly è una ragazza del Sud che si è trasferita a New York, dove frequenta il bel mondo dell’East Side ma anche personaggi equivoci come il mafioso Sally Tomato che lei visita a Sing Sing o il suo avvocato Mr. O’Shaughnessy. I suoi amici sono personaggi fatui: Mag Wildwood, una fotomodella dell’Arkansas; O.J. Berman, agente di secondo piano di Hollywood; il diplomatico brasiliano Josè Ybarra-Jaegar; Rusty Trawler, miliardario nazista; Middy Munson, ex attrice ora giornalista di gossip; Madame Spanella, cantante lirica pettegola e frustrata. Holly si innamora di Josè, ma a provocare un cortocircuito emotivo è l’arrivo, dal Texas, del suo primo marito, Doc Golightly. Holly vorrebbe sposare Josè di cui è rimasta incinta ma uno scandalo le impedisce di farlo. Perde il bambino che aspettava da Josè e decide, nonostante tutto, di partire da sola per il Brasile dove vuole incontrare i venti miliardari più ricchi di ogni razza e di ogni colore… Da quel momento, dopo aver abbandonato anche il suo gatto, di Holly si perdono le tracce… Joe e Fred si raccontano, nel ’57, che forse lei era in Africa, fotografata da Yunioshi, il giapponese di Harper Bazaar. Solo una lettera spedita da Holly all’editore di Fred ci dice che avrebbe fatto conoscere il suo indirizzo quando l’avesse saputo lei stessa; l’indirizzo non si conoscerà mai e Holly entrerà nel sogno di Fred/William/Truman con grande leggerezza e nell’immaginario collettivo di tutti noi… COLAZIONE DA TIFFANY
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